Gli anni degli Yuppies

I quattro protagonisti del film durante una pausa sul set; da sinistra: Ezio Greggio (Willy), Jerry Calà (Giacomo),Massimo Boldi (Lorenzo) e Christian De Sica (Sandro).

Il fenomeno nacque negli Anni 80: yuppie sta per Young Urban Professional e indicava i giovani uomini d'affari tra i 25 e i 35 anni, laureati a Yale, Harvard, Princeton, residenti a New York e dediti tanto alle speculazioni di Wall Street quanto alle serate allo Studio 54 a base di cocaina e abiti firmati. Amanti del loft e del design, si dilettavano parlando di tecnologia, di auto costose e sport elitari: tutto quello che portava con sé il profumo dei dollari, insomma.
L'ICONA AGNELLI. In Italia lo yuppismo si tradusse nella Milano da bere, incarnandosi in figure come quella dell'avvocato Agnelli. Un mondo fatto di vacanze esclusive e di ristoranti internazionali, palestre, tacchi alti e paillettes.
Dipinto in modo canzonatorio da Carlo Vanzina che portò sul grande schermo gli Yuppies di Massimo Boldi, Jerry Calà, Christian De Sica ed Ezio Greggio. Giovani che viaggiano in turbo, firmati dalle scarpe alla mutanda, che inseguono donne appariscenti. Alla fine, nonostante tutti gli sforzi, un po' sfigati.

Lo yuppismo all'italiana ha una data di scadenza ben precisa: Tangentopoli. Che non l'ha condannato, però, alla scomparsa, anzi. Il fenomeno è sopravvissuto. Il problema è come. E in quali forme.

1. L'imprenditore. Lo yuppie italiano del ventunesimo secolo si crede ugualmente il padrone del mondo. Frequenta i migliori locali. Si lamenta dell'Italia ma poi fa le vacanze in Costa Smeralda. Ci va in barca ma il pieno lo fa in Corsica che costa meno. Ama il Natale a Miami e giugno a Formentera.
Difficilmente lo vedi alla prima alla Scala però non manca mai alla prima del Twiga. Ritiene che i nostri politici siano tutti incompetenti. Ma non ci pensa proprio a mettersi in politica, perché in questo Paese non si può combinare niente, guarda cosa è successo a Berlusconi.

2. Il gagà. Questi discendenti dell'albero genealogico yuppie si differenziano dagli imprenditori per lo stile. L'imprenditore si veste come diamine gli pare - pullover e camicia sul jeans, in genere - mentre il gagà sublima il look Anni 80 in un'esplosione di cravatte estrose, tessuti ricercati, borselli da uomo e scarpe improbabili.
Una specie di Karl Lagarfield incrociato con Marc Jacobs, ma con gli occhiali dalla montatura colorata. Avete presente Lapo Elkann e le sue babbucce? Più o meno così. E pensare che il modello iniziale era lo zio Gianni.

3. Il radical chic. Parlare di denaro è volgare. Dice di non guardare la tivù generalista ma poi lo trovi a commentare ogni talk show su Twitter, dove si intrattiene a parlare soltanto con i suoi amici radical chic. Voleva cambiare il mondo e fare il professore universitario di filosofia o scienze politiche, invece lavora in azienda, nelle istituzioni, nei giornali.
Commenta il dramma di Lampedusa e c'ha la colf a nero. Conosce tutti, sorride a tutti, disprezza tutti. Ma li invita a cena a casa sua con inquietante frequenza. Vuole comprare una tenuta in Toscana o una masseria in Puglia, però ormai lo fanno tutti.

4. La listina. Voleva fare la modella, ha ripiegato sulle Pr. E siccome è brava si è aperta la sua società. Organizza cocktail in boutique firmate dove se non sei sulla lista col cavolo che entri e chissenefrega se questo è un negozio e dovrebbe vendere al pubblico, stiamo aspettando Valeria Marini quindi pussa via. A 20 anni è passata dal chirurgo per sistemare qualche imperfezione (tette-naso-bocca), a 30 si fa il check up, a 40 c'ha la tessera fidelity.
Voleva sposare l'imprenditore, ma in genere finisce scaricata per una che la modella la fa davvero e ha sempre 10 anni in meno di lei.


Il FILM

Nella Milano da bere degli anni ottanta, Willy, Giacomo, Lorenzo e Sandro sono quattro giovani e rampanti yuppie che vivono le loro giornate nel mito dei grandi nomi della finanza. A causa del loro stile di vita votato al divertimento e all'edonismo, declinato all'apparire anziché all'essere, gli amici si ritrovano spesso invischiati in molte surreali situazioni da cui difficilmente riescono a uscire.

Willy è il co-proprietario di una concessionaria d'auto; playboy impenitente, frequenta Amanda, la figlia diciassettenne di un importantevisconte, ma in attesa che la ragazza si conceda, Willy non disdegna di andare a letto con altre donne, tra cui la procace quarantenne Françoise. Giacomo è un pubblicitario che cerca di conquistare la bella Margherita, ma ogni volta si ritrova involontariamente ostacolato nei tentativi di corteggiamento dal suo direttore, che finisce sempre per mettersi in mezzo a ogni incontro tra i due.

Lorenzo è invece un notaio nello studio del suocero; si tratta della persona più seria e tranquilla del gruppo, sposato e fedele a sua moglie, ma nonostante ciò viene spinto al tradimento dal suo amico Sandro, il quale lo convince a intraprendere una relazione extraconiugale con Virginia, la sua segretaria, da sempre innamorata di lui. Infine c'è proprio Sandro, titolare di uno studio dentistico e compagno di avventure di Lorenzo, un marito fedifrago sempre alla ricerca di occasioni per tradire l'ignara consorte.

Per tutti e quattro la situazione ben presto degenera: Willy, invitato nella baita della famiglia di Amanda, scopre che Françoise è la madre della ragazza, e viene costretto da questa a cacciare la giovane dalla sua vita. Giacomo, dopo varie peripezie, viene promosso vicedirettore, ma si rifiuta di combinare un incontro tra Margherita e il commendatore padrone dell'azienda, dimettendosi. Sandro scopre i tradimenti della moglie e la lascia.

Lorenzo, dopo aver salvato dal suicidio Virginia (che si voleva gettare dalla finestra dello studio, dopo essere stata licenziata dal suocero, decisione indotta dallo stesso Lorenzo), viene cacciato di casa dalla moglie. I quattro si ritrovano infine a Cortina per la fine dell'anno: Willy con una nuova fiamma, Giacomo con l'amata Margherita, e l'insospettabile Lorenzo con varie accompagnatrici, che "spartirà" con Sandro.

Yuppies vuole trattare con i toni della «commedia di costume» – se non dello stereotipo attraverso tic, manie e comportamenti, vedi «l'orologio sul polsino perché sa che lo fa l'avvocato Agnelli [...] l'easy listening che esce da un compact disc [...] una partita a squash giocata con gli amici» – una sorta di fenomenologia degli yuppie, giovani "rampanti" che, nelle metropoli del mondo occidentale e capitalista degli anni ottanta, trovarono velocemente una realizzazione sociale attraverso la propria professione (spesso nel campo della finanza), la ricchezza da essa derivata e l'ostentazione di vari e talvolta effimeri status symbol del tempo.

Inizialmente pensato come un progetto vicino ai toni del Grande freddo di Lawrence Kasdan, in seguito i fratelli Vanzina virarono verso un'opera più leggera e ispirata ai capisaldi della commedia all'italiana, Il sorpasso e C'eravamo tanto amati su tutti, ma che tuttavia sapesse come di «sberleffo» verso quegli anni ottanta non ancora giunti al termine: una pellicola nata come parodia, scritta come fosse un articolo d'attualità, e resa su celluloide per essere soprattutto divertente ma anche, eventualmente, per portare a una riflessione.

« Gli yuppies [...] nel loro lavoro sono bravi, efficienti, preparati. È nel tempo libero, che sono buffi. »(Enrico Vanzina)

Ideato praticamente in contemporanea con l'esplosione italica di un fenomeno appena importato dagli Stati Uniti – tanto che il produttore Aurelio De Laurentiis, ritenendo poco comprensibile al grande pubblico il semplice titolo Yuppies partorito dai Vanzina, pretese di aggiungere il sottotitolo I giovani di successo –, questo instant movie pone attenzione sui lati meno edificanti dello yuppismo del bel paese, con una generazione di ventenni e trentenni epigoni dei loro «arrembanti e arroganti» cugini d'oltreoceano, all'ossessiva ricerca del successo a tutti i costi, spesso limitandosi a scimmiottare i modi e lo stile di Gianni Agnelli, Carlo De Benedetti e Luca Cordero di Montezemolo – questo ultimo «il loro modello [...] perché ha classe, ricchezza, potere e piace pure alle donne. I nostri quattro protagonisti non hanno niente di tutto questo, ma gli piacerebbe tanto raggiungerlo» –, e pertanto incapaci di rendersi conto del loro scadere nel ridicolo: «è proprio questo loro aspetto patetico che mi interessa: si sentono così importanti, vanno nei posti più alla moda, girano con Capital sotto il braccio e poi litigano per decidere chi deve pagare il conto al ristorante», riassunsero i Vanzina.

Gianni Agnelli fu una delleicone dello yuppismo italiano: è così anche per i protagonisti del film, che ne riprendono il vezzo dell'orologio indossato sopra la camicia.

La pellicola si struttura in tre sottotrame che, intrecciandosi tra loro, vanno a sciorinare il racconto generale. Il quartetto di protagonisti è formato da un mix tra elementi all'epoca legati al cinema dei fratelli Vanzina, vedi Jerry Calà e Christian De Sica già assieme, negli anni addietro, in Sapore di mare, Vacanze di Natale e Vacanze in America, e facce note soprattutto al pubblico televisivo come due dei mattatori del Drive In che alla tivù italiana stava andando per la maggiore, Massimo Boldi, pure non a digiuno di esperienze sul grande schermo, ed Ezio Greggio, appena salito alla ribalta nonché di ritorno nelle sale dopo l'autoprodotto Sbamm! che, all'inizio del decennio, era passato quasi inosservato al botteghino.

Calà è affiancato da un affezionato della filmografia vanziniana, quel Guido Nicheli che anche qui ripropone la sua storica maschera del cumenda meneghino, e dalla ventenne Federica Moro, al tempo tra i volti più freschi del cinema italiano, rispettivamente nei panni di un invadente datore di lavoro e di un irraggiungibile interesse amoroso. Greggio è invece alle prese con una già affermata Corinne Cléry, nella finzione un'annoiata signora dell'aristocrazia meneghina e madre dell'esordiente Sharon Gusberti, diciassettenne lolita.

Recitano in tandem De Sica, l'unico protagonista non supportato da comprimari, e Boldi, costui circondato in scena dal suocero e datore di lavoro Ugo Bologna, dalla segretaria Valeria D'Obici, dal cameriere Isaac George (altro volto noto del Drive In) e dalla consorte Jinny Steffan; fu grazie a questo film che, per la prima volta, si formò davanti alla cinepresa la coppia Boldi-De Sica – coi due che già l'anno prima avevano preso parte, senza tuttavia interagire assieme, ai Pompieri –, dando il là a un sodalizio che farà la fortuna del filone cine-panettonianonel ventennio a venire: «fu in quel momento che ci rendemmo conto che i nostri due caratteri, insieme, erano perfetti», ricorderà in seguito lo stesso Boldi. Ruoli minori, infine, per Renzo Marignano e Sergio Vastano (ennesimo prestito dal Drive In), nei panni del nobile marito della Cléry il primo, e di un commissario di polizia dalle spiccate origini calabresi il secondo.

Riprese

Realizzata nella seconda parte del 1985, nell'arco di sette settimane e con un budget di circa tre miliardi di lire dell'epoca, la pellicola ha inevitabilmente come sua location principale quello che fu «il regno dello yuppismo nostrano», la città di Milano, dove vennero girate la gran parte degli esterni, in luoghi-simbolo per gli yuppie come il teatro Manzoni, piazza San Babila e la stazione Centrale, e degli interni. In questo senso, Yuppies andò a inserirsi in una cornice – quella dei cosiddetti "Milanodabere-movies" – che lungo tutti gli anni ottanta mostrò al cinema un capoluogo lombardo in pieno cambiamento e che, lasciatosi alle spalle gli anni di piombo e del riflusso, con il boom della moda italiana e l'arrivo di una nuova classe imprenditoriale andava definitivamente trasformandosi da polo industriale a capitale del terziario; un filo conduttore che i Vanzina avevano già toccato pochi mesi prima con Sotto il vestito niente, e che approfondiranno ancor più da vicino nel 1987 con Via Montenapoleone.

Unica eccezione a questo palcoscenico meneghino, sul finire dell'anno Cortina d'Ampezzo ospitò le riprese di alcune sequenze dell'episodio di Willy nonché del breve epilogo del film, ambientate per l'appunto nella regina delle Dolomiti, più precisamente nelle località di Peziè e Rumerlo.


Colonna sonora

Le musiche originali di Yuppies, prettamente strumentali, sono firmate da Detto Mariano. Per il resto, il film annovera una tracklist composta dalle canzoni disco e pop di maggior successo del periodo. Duel dei Propaganda e Live Is Life degli Opus sono i brani che accompagnano, rispettivamente, i titoli di testa e di coda, affiancate nel corso della pellicola da Exotic and Eroticdi Sandy Marton, Cheri Cheri Lady dei Modern Talking, More Than I Can Bear dei Matt Bianco, I Was Born to Love You di Freddie Mercury e It's So Easy di Valerie Dore.

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