Autobianchi A112

Nella seconda metà degli anni sessanta la Fiat si trovava a dover affrontare la preoccupante penetrazione nel mercato italiano della Mini che, dopo aver aggirato l'ostacolo dei dazi doganali con la costruzione della vettura presso gli stabilimenti della Innocenti, riscuoteva un notevole successo di vendite tra i giovani e, soprattutto, tra l'utenza femminile.

In quel settore di mercato Fiat disponeva dell'obsoleto modello 850, non in grado di rivaleggiare per immagine e concezione tecnica con la rivoluzionaria utilitaria anglo-italiana; pertanto Dante Giacosa decise di proporre, attraverso la controllata Autobianchi, una vettura di piccole dimensioni, dall'aspetto elegante e dotata della moderna trazione anteriore.

Secondo la filosofia di Giacosa, come già avvenuto per la A111, non si trattava solamente di proporre un nuovo modello, ma anche di realizzare una sperimentazione su larga scala delle soluzioni e delle componenti meccaniche che sarebbero poi state utilizzate sulla 127, in via di realizzazione.[1]

Nacque così il progetto "X1/2", sviluppato come "sperimentazione sul campo" del progetto "X1/4" (la futura Fiat 127).

L'Autobianchi A112 venne presentata nel 1969 al Salone di Torino, ottenendo entusiastici consensi, in particolare tra le categorie d'utenza verso le quali era indirizzata.

Il successo di vendite fu immediato e talmente consistente che, nonostante i continui ampliamenti delle linee di montaggio, per alcuni anni la produzione non riuscì a soddisfare una domanda corposa ed in costante crescita, costringendo gli aspiranti proprietari del nuovo modello a snervanti attese che in molti casi superavano i dodici mesi.

Oltre all'aspetto gradevole ed alla brillantezza delle prestazioni, anche i contenuti costi di acquisto e d'esercizio contribuirono a farne una delle automobili più diffuse e apprezzate da utenti di ogni fascia d'età.

Nella sua lunga carriera la A112 subì molti restyling e miglioramenti, che diedero vita a ben Otto serie.

Oltre ai modelli di serie, vennero realizzate alcune versioni estremamente rare - prototipi o modelli unici - sui quali si hanno pochissimi dati. Ne sono esempi la "A112 Giovani" diPininfarina del 1972, la A112 Felber ed altri costruiti per competizione.

Nei primi anni ottanta, la commercializzazione in Svezia venne affidata alla Saab, che la propose come Saab Lancia A112.


Prima serie

Al momento dell'inizio della commercializzazione (ottobre 1969), l'A112 era disponibile in un'unica versione, dotata di motore FIAT 100, un quattro cilindri in linea con albero a cammelaterale, con 903 cm³ di cilindrata e 44 CV di potenza massima. Accoppiato a un cambio manuale a 4 rapporti, permetteva di sfiorare i 140 km/h con consumi abbastanza contenuti (in media 6,9 litri ogni 100 km).

Le ottime doti di accelerazione della vettura, che passava da 0 a 100 km/h in 13,7 secondi e percorreva i 400 metri con partenza da fermo in 18,874 secondi[2], fanno ritenere che il motore disponesse in realtà di una potenza superiore ai 44 cv dichiarati dalla casa costruttrice.

L'impianto frenante era di tipo misto, dischi davanti e tamburi dietro, ma privo di servofreno e con freno a mano inusualmente sulle ruote anteriori. Il comportamento stradale era brillante, maneggevole e con buona tenuta di strada.

L'allestimento prevedeva sedili in skai e plancia con strumentazione circolare, mentre il bagagliaio aveva una capienza di 180 litri, ampliabili ribaltando lo schienale posteriore.

Nell'autunno del 1971, per uniformare la produzione tra la 127 e la A112, venne installato su quest'ultima lo stesso motore con 47 CV che equipaggiava la neonata 127, anche se la casa continuò a dichiarare 44 CV ancora per diverso tempo. Sempre in quell'anno, visto il successo ottenuto e le ottime doti stradali, la casa decise di ampliarne la gamma con l'introduzione delle versioni E ed Abarth. La prima presentava finiture più curate, verniciatura del tetto in colore contrastante (come sulla Mini) e dotazione più ricca, mentre la seconda era una versione sportiva realizzata dall'atelier di Carlo Abarth.

L'A112 Abarth, che sarà anche l'ultimo modello sviluppato con un certo grado d'autonomia dall'Abarth (che proprio quell'anno venne assorbita dalla Fiat), era equipaggiata con un esclusivo quattro cilindri monoalbero, sempre ad aste e bilancieri[3], da 982 cm³ e 58 CV, che garantiva ampi margini d'elaborazione. A causa delle maggiori prestazioni fornite dal motore, l'impianto frenante venne potenziato e completato dal servofreno.

La caratterizzazione estetica della carrozzeria Abarth - offerta solo nel colore rosso con cofano motore, passaruota, sottoporta e fascia posteriore tra i gruppi ottici in nero opaco e logo Abarth a forma di scorpione sulle fiancate - era molto marcata, così come quella degli interni (sedili anteriori anatomici con poggiatesta, volante sportivo e strumentazione completa di contagiri, termometro olio e manometro olio).

Col tempo, grazie anche ai numerosi trofei monomarca, la A112 Abarth divenne "palestra" per futuri piloti. Con una A112 Abarth Attilio Bettega vinse il primo trofeo A112 Abarth rally.


Seconda serie

Nel marzo del 1973 vennero apportate alcune leggere modifiche. All'esterno si notavano nuovi paraurti in gomma nera con inserti cromati (anziché metallici con profilo in gomma), una diversa mascherina con "maglia" differente e nuovi cerchi ruota, mentre all'interno vennero apportate varie migliorie a plancia e sedili.

L'eredità della A112 E, venne raccolta dalla Elegant con finiture più curate e con la possibilità di equipaggiamento anche con verniciatura in tinta unica, mentre la versione base, denominata Normale conservava i paraurti inmetallo con fascia in gomma.

Il modello a subire i maggiori mutamenti estetici fu l'Abarth, che poteva essere ordinata anche in versione monocolore (in caso di bicolore le parti verniciate in nero opaco si riducevano al solo cofano motore). All'interno, inoltre, presentava nuovi sedili con rivestimento in tessuto a scacchi, mentre dalle fiancate scomparivano i caratteristici loghi a forma di scorpione.

Non vi furono, invece, novità tecniche: le motorizzazioni rimanevano 903 cm³. per la normale e la elegant e 982 cm³ per l'Abarth.

L'Autobianchi, presentando la II serie, dichiarò ufficialmente la potenza di 47 CV per il motore da 903 cm³, anche se con ogni probabilità il propulsore disponeva già di 47 CV fin dall'epoca del debutto.


Terza serie

La terza serie, presentata all'inizio del 1975, differiva dalla precedente per i gruppi ottici posteriori ridisegnati (con luce di retromarcia integrata su Elegant e Abarth), griglia di sfogo sul montante posteriore più ampia ed una differente conformazione dei pannelli interni posteriori che, garantendo maggior spazio trasversale, consentivano l'omologazione per 5 persone (prima era per 4). Sulla Normale i paraurti, sempre metallici, divennero neri opachi (e privi di fascia in gomma).

La gamma Abarth, per la quale sono rese disponibili anche nuove tinte (blu elettrico e verde brillante, oltre al rosso) in caso di verniciatura bicolore, si ampliò con l'introduzione della versione 70 HP, spinta da un 4 cilindri di 1050 cm³ da 70 CV derivato dal 982 cm³.della 58 hp aveva quattro marce con rapporto al ponte 13/58 (corto) ed è stato l'unico modello di A112 Abarth in grado di raggiungere i 160 km/h effettivi; fu dotata per la prima volta nella storia di questa vettura di servofreno a depressione. Simpatica fu su quattruote la prova su strada dell'allora pilota di formula 1 Arturo Merzario che ne vantò le doti sportive del motore e della tenuta di strada. La versione di 982 cm³ rimase comunque in listino col nome 58 HP. Nel luglio del 1975 la potenza della Normale venne ridotta a 42 CV, mentre nel 1976 venne tolta di listino la Abarth 58 HP.

Sempre nel 1976 il motore della elegant venne depotenziato a 45 hp a causa dell'introduzione delle normative sulle emissioni inquinanti. Queste le modifiche effettuate: riduzione delle fasi della distribuzione (aspirazione da 25°/51° a 17°/43°, scarico da 64°/12° a 57°/3°) e diminuzione dell'alzata delle valvole passata da 8,8 a 8,4 mm. Si adotta anche un nuovo carburatore con un diffusore da 22 mm (Weber 30 IBA 22) in luogo dell'originale da 24 mm (Weber 32 IBA 20). Questi i nuovi dati di erogazione: potenza max. 45 CV/din a 5600 giri/min. Coppia max. 6,5 kgm/din a 3000 giri/min.

La gamma alla presentazione della III serie era:

  • Normale 903 cm³. 47 hp
  • Elegant 903 cm³. 47 hp
  • Abarth 58 hp 982 cm³ 58 hp
  • Abarth 70 hp 1050 70 hp

Al termine della produzione della III serie invece la gamma era diventata:

  • Normale 903 cm³. 42 hp
  • Elegant 903 cm³. 45 hp
  • Abarth 70 hp 1050 70 hp

Quarta serie

Con il nuovo design del 1977 nacque la quarta serie. Questa volta le modifiche furono sensibili, il padiglione venne alzato di 2 cm (sopra la linea dei gocciolatoi) per migliorare l'abitabilità in altezza gli interni (plancia, sedili, pannelli) vennero completamente ridisegnati. All'esterno cambiarono anche la mascherina (più ampia e in plastica nera), i gruppi ottici posteriori (di nuovo disegno) e la griglie di sfogo sui montanti posteriori (ampliata). Le versioni Elegant e Abarth adottarono anche nuovi paraurti integrali in plastica nera e fascioni protettivi laterali nello stesso materiale (sulla Normale rimasero invece due paraurti metallici sottili verniciati di nero opaco).

La sportiva Abarth, invariata nella meccanica, era riconoscibile per lo spoiler sotto al paraurti anteriore e per la vistosa "gobba" sul cofano motore (che inglobava anche un'ampia presa d'aria e i loghi Abarth).

La Elegant, le cui prestazioni si erano un po' offuscate a causa delle modifiche antinquinamento, necessitava di un motore più adeguato. Nacque così un nuovo motore da 965 cm³ con 48 CV, aumentando leggermente l'alesaggio dei cilindri del 903 cm³. Questo nuovo motore, anche se un po' meno grintoso del precedente 903 cm³ 47 hp, disponeva di una coppia motrice più elevata che donava alla vettura una migliore elasticità di marcia soprattutto ai regimi medio-bassi.

Sulla Normale rimaneva invece inalterato il 903 cm³ da 42 CV. Tutta la gamma venne dotata di servofreno.



Una "A112 Élite" quinta serie

Quinta serie

Nel 1979 venne presentata la quinta serie con modifiche estetiche e, su alcune versioni, il cambio a 5 marce. La carrozzeria venne dotata di una nuova e più elaborata mascherina, paraurti (in plastica su tutte le versioni) ridisegnati, fascioni laterali in plastica raccordati ai paraurti tramite codolini passaruota dello stesso materiale, nuovi gruppi ottici posteriori inseriti in una cornice di plastica nera (in cui alloggiare anche la targa), frecce laterali ridisegnate e arretrate, inedite targhette laterali con l'identificazione della versione, specchietto esterno più grande, mentre gli interni subirono solo modifiche minori.

Nella gamma comparvero nominalmente due nuovi allestimenti: Junior e Elite. La prima, equipaggiata dal motore 903 cm³ da 42 CV abbinato al cambio a 4 marce, sostituiva la Normalealla base della gamma; la seconda, equipaggiata con la variante di 965 cm³ del 4 cilindri Fiat abbinato a una trasmissione manuale a 5 rapporti, s'inseriva, per finiture e equipaggiamento, un gradino sopra la Elegant (per la quale divenne disponibile, a richiesta, il cambio a 5 marce).

L'adozione di serie della 5ª marcia fu l'unica novità tecnica per la Abarth, che adottando un rapporto al ponte di 13/61 (lungo) per ridurre i consumi non fu più in grado di raggiungere neanche in quarta marcia i 160 Km/h effettivi fermandosi a circa 153km/h, e adottò anche i cerchi in lega leggera e i fendinebbia.

A richiesta, tutte le versioni, potevano essere equipaggiate con tergicristallo posteriore, mentre per la Junior era disponibile anche un tetto apribile panoramico in tela.

Di questa serie venne prodotta della Elite una piccola edizione speciale dotata di tergifari, vetri elettrici cerchi in lega ed era di colore bronzo metallizzato. Da tener conto che i vetri elettrici furono poi adottati nella sesta serie sul modello Lx, ma i tergifari ebbero una breve comparsa e non furono mai più utilizzati nelle edizioni successive della vettura.

Verso Giugno 1982, prima dell'uscita della sesta serie, vennero apportate alcune modifiche che diedero vita alle versioni cosiddette "Maquillage 1982". Vennero introdotti dei colori specifici, come il Marrone metallizzato, dai vetri posteriori a compasso scomparve il profilo cromato e gli interni della Elite vennero rivestiti dei tessuti usati anche per la lancia Beta.

Sesta serie

Gli esterni in plastica della quinta serie, che avevano modificato lo stile delle precedenti versioni, vennero rivisti con l'arrivo della sesta serie del 1982. All'esterno fu operata una semplificazione delle sovrastrutture plastiche (mascherina dal design meno elaborato, gruppi ottici ridisegnati e privi di cornice in plastica, fascioni più sottili, eliminazione dei codolini di raccordo e paraurti dal design più semplice), mentre gli interni vennero completamente rinnovati. La Abarth conservò i codolini per allargare i parafanghi.

Accanto agli allestimenti già disponibili (Junior, Elegant, Elite e Abarth), comparve il lussuoso LX, con meccanica della Elite e finiture ancora più curate (interni in velluto, vetri atermici, finestrini elettrici anteriori, tergicristallo posteriore, poggiatesta anteriori, orologio digitale interno all'altezza del portacenere frontale).


Una A112 Abarth 7ª serie

Settima serie

La settima serie del 1984 presentava ritocchi all'estetica e un miglioramento dell'equipaggiamento. Il paraurti anteriore venne predisposto per il montaggio dei fendinebbia (di serie sulle Abarth e a richiesta sulle altre). Su tutte le versioni, tranne la Junior, la targa venne spostata sul paraurti e i gruppi ottici vennero uniti da una vistosa fascia in materiale riflettente (catadiottro) riportante il logo Autobianchi e il nome dell'allestimento.

Su tutte (escluso la Junior, che conservava i coprimozzi ridotti, e la Abarth, che aveva le ruote in lega) i copricerchi divennero integrali.

La Abarth, inoltre, venne dotata di una striscia adesiva laterale posta sopra il fascione con la sigla identificativa del modello.

Ottava serie[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1985, con la nascita della Y10, la gamma venne ridotta al solo modello Junior. Le caratteristiche rimasero sostanzialmente invariate rispetto alla settima serie.

La gamma restò in listino fino al 1986.

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